sabato 18 ottobre 2014

"Lucy" di Luc Besson: Cosa succede quando un cervello umano raggiunge il 100% delle proprie capacità? (Recensione di Claudio Villanova)



Luc Besson è un regista che divide la critica: chi vede in lui un manierista privo di sostanza e chi invece è folgorato della sua filmografia dallo stile personale, ricca di personaggi indimenticabili, atmosfere magiche.
Io tendo ad appartenere più al secondo gruppo, perché Besson concepisce un intrattenimento tanto divertente quanto intelligente, ma il suo pregio migliore è quella capacità di creare personaggi ai quali ci si affeziona con l’anima e che entrano nella nostra vita come quegli amici a cui puoi telefonare a qualsiasi ora della notte (come Leòn, Nikita, Angelà).


Ecco perché quando “Lucy” era ai titoli di coda e nella sala del cinema le luci si sono riaccese, la prima sensazione che ho provato aveva l'amaro in bocca: mi disperavo delle potenzialità sprecate di questa pellicola.

Il film è la storia di Lucy (un'ottima Scarlett Johansson) una donna costretta da spietati mafiosi cinesi a trasportare nel suo stomaco un carico di droga sperimentale da commerciare in tutto il mondo. Purtroppo per tutti, il pacco contenente la droga si apre nel suo stomaco, ma Lucy non andrà né in overdose né inizierà a vedere allucinazioni di draghi e gnomi bensì, incredibilmente, svilupperà sempre di più le capacità del proprio cervello (dal 10% al 100%). 
Lucy non sa come usare al meglio tutto quello spaventoso potere intellettivo ma il suo gancio dal cielo arriva nei panni di uno scienziato (interpretato da Morgan Freeman che, ahinoi, da un paio d’anni a questa parte sembra non aggiungere più nulla di nuovo ai suoi personaggi), che sta scrivendo delle importanti teorie sulle possibilità dell'intelletto umano, cosa che spingerà Lucy a mettersi in contatto con lui per chiedere aiuto. Freeman le farà capire che la cosa migliore è fare quel che gli uomini da sempre fanno nella storia: tramandare sapere.  



La trama non è originale (Nel 2011 “Limitless” di Neil Burger aveva trattato qualcosa di simile), ma Besson cerca di renderla interessante inserendo perle di filosofia fra una sparatoria e l’altra. Il progetto, però, è troppo pretenzioso: vuol parlare di Tutto... di troppo, dalla Natura umana al principio del mondo, insomma vuole parlare come parlerebbe un uomo al 100% delle proprie potenzialità cognitive. 
C’è un piccolo problema Luc!
…quando vuoi parlare di Tutto, o scrivi un'opera in tre tomi divisi in Inferno, Purgatorio e Paradiso e la intitoli "Divina Commedia" oppure rischi di cadere nella trappola di non parlare di nulla, buttando qua e là qualche frase filosofica, che non sarà sviluppata risultando banale, semplicistica.


Se considerassimo “Lucy” come film d'intrattenimento avrebbe molto da dire grazie alla regia di Besson, dinamica al punto giusto, senza un attimo per prendere fiato. Purtroppo i personaggi non hanno il carisma degli eroi “bessoniani”, seppur brava, la Johansson interpreta un personaggio abbozzato e poco sfaccettato. La sceneggiatura ha dei buchi  profondi, ma su questo si potrebbe sorvolare se non fosse così difficile accettare la vacuità di questo lavoro rispetto alle sue potenzialità e aspettative.


Un film che aveva delle pretese simili a quelle di Lucy è stato Noah di Aronofsky (di cui ho già parlato in precedenza), ma cazzo, per lo meno lì veniva sviscerato un'unica tematica centrale mentre qui sembra più una macedonia di filosofia dal gusto amaro.


voto 6 per la stima che nutro in te Luc ma, mi dispiace, questa volta sei stato poco cazzuto!

"Casomai non vi rivedessi... buon pomeriggio, buonasera e buonanotte"

C.V.

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